Massimo Troisi

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Massimo Troisi
Principale esponente della nuova comicità napoletana nata agli albori degli anni settanta, soprannominato «il comico dei sentimenti» o il «Pulcinella senza maschera», è considerato uno dei maggiori interpreti nella storia del teatro e del cinema italiano. Formatosi sulle tavole del palcoscenico, istintivo... [Leggi tutto]Principale esponente della nuova comicità napoletana nata agli albori degli anni settanta, soprannominato «il comico dei sentimenti» o il «Pulcinella senza maschera», è considerato uno dei maggiori interpreti nella storia del teatro e del cinema italiano. Formatosi sulle tavole del palcoscenico, istintivo erede di Eduardo e di Totò, iniziò la sua carriera col gruppo I Saraceni e poi con gli inossidabili amici de La Smorfia (Lello Arena ed Enzo Decaro). Il successo del trio fu inatteso e immediato e consentì al giovane Troisi di esordire al cinema con Ricomincio da tre (1981), il film che decretò il suo trionfo come attore e come regista. Dall'inizio degli anni ottanta si dedicò esclusivamente al cinema interpretando dodici film e dirigendone quattro. Malato di cuore sin dall'infanzia, morì il 4 giugno 1994 a Ostia per un fatale attacco cardiaco, conseguente a febbri reumatiche, due giorni dopo aver terminato la sua ultima pellicola, Il postino, per il quale verrà, qualche tempo dopo, candidato ai premi Oscar come miglior attore e per la miglior sceneggiatura non originale. Già da neonato l'attore riscosse il suo primo successo nel mondo dello spettacolo. Infatti la madre Elena spedì una sua foto alla Mellin che lo scelse come testimonial per una campagna pubblicitaria del latte in polvere. Dolorose febbri reumatiche gli producono, già da ragazzo, lo scompenso cardiaco alla valvola mitralica che gli sarebbe stato fatale ad appena quarantuno anni. «Ricordo che rimanevo a letto, avevo 14, 15 anni e lucidamente, quasi come un adulto, sentivo che di là, in cucina, si stava parlando del mio problema, di cosa fare» dichiarò una volta in un'intervista, confessando come la gravità del suo problema di salute avesse turbato da sempre la sua esistenza. Nonostante i problemi di salute di cui non amava parlare (solo i familiari e gli amici intimi ne erano a conoscenza), affascinato già da adolescente dall'arte, Troisi cominciò a costruirsi il suo futuro, scrivendo poesie e dedicandosi al teatro. Giovanissimo vinse un premio locale di poesia ispirata alla figura di Pier Paolo Pasolini, uno degli autori che più apprezzava allora. Troisi, in un'intervista, disse: «In sei figli, con mamma, papà e parenti a casa eravamo diciassette persone. Ecco perché ho questo senso della comunità così spiccato. Ecco perché quando ci sono meno di quindici persone mi colgono violenti attacchi di solitudine» [Nascondi]
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    12 novembre 2012 ore 11:30

    Sono al cimitero di San Giorgio a Cremano e finalmente posso rendere omaggio ad uno dei più grandi attori napoletani: Massimo Troisi (per me secondo solo a Totòwink.

    Davanti alla sua tomba non posso nascondere il dispiacere per la perdita prematura (Troisi morì nel 1994 a soli 41 anni!) di una persona così speciale capace con la sua comicità fine ed arguta di “smontare “ tutti i classici stereotipi sui meridionali e sui napoletani in particolare.

    In un attimo mi passano per la mente i suoi sketch nella smorfia con Enzo De Caro e Lello Arena (indimenticabile la scenetta su Noè ed il diluvio con Troisi che per salvarsi afferma di essere un “minollo” ed Arena-Noè che cerca di capire che animale è “il minollo&rdquowink le sue gag comiche ed allo stesso tempo ricche di significato in “Ricomincio da Tre” (bellissima la scenetta in cui dice a Robertino di uscire, di toccare le donne, perfino di rubare a patto di lasciare la casa-museo in cui l’aveva chiuso la mamma ed altrettanto bella è la scenetta in cui prende le difese di Giuda affermando che tutti se la prendono con lui per aver tradito Cristo però nessuno comprende che forse con i 30 denari ha risolto i problemi di casa visto che probabilmente la moglie lo rimproverava perché non c’era niente da mangiare) quelle in “Scusate il Ritardo” (in cui Lello Arena dice che è meglio vivere un giorno da leoni che 100 da pecore e Troisi gli ribatte che si sbaglia che possono andare bene anche 50 giorni da orsacchiotto!) quelle in “Non ci resta che piangere” (un capolavoro la scenetta con Benigni quando viene “rifatta” la famosa lettera di Totò e Peppino) ecc.

    Il sorriso con cui è ritratto nella foto sulla lapide ti rincuora, ti assale ed hai quasi voglia di chiedergli un opinione sul problema dei rifiuti in Campania o della crisi di governo per ascoltare qualche sua battuta illuminante ma non puoi fargli nessuna domanda perché in paradiso avevano voglia di ridere e l’hanno portato via anzitempo lasciando orfani del suo genio noi miseri mortali .

    Vado via con un misto di sentimenti di tristezza e di gioia.

    paparente